LOGOSEGRINO

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Riserva del Lago del Segrino


Pesce persico

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Sistematica Il genere Perca comprende tre specie di cui solo una, P. fluviatilis, è presente in Italia. La sua presenza nell’area padano-veneta è documentata da diversi secoli, ma alcuni Autori mettono in dubbio che sia realmente indigena (Sommani, 1967). In tempi recenti si è diffusa anche nel distretto tosco-laziale, al sud e nelle isole. La troviamo nel resto del’Europa dove è ampiamente diffusa, ad eccezione della Penisola Iberica, di gran parte della Penisola Balcanica, e di alcuni regioni dell’Europa del Nord. Caratteristiche morfologiche Il persico reale ha un corpo ovaliforme piuttosto alto nella parte centrale, con un’accentuata gibbosità dorsale negli individui più anziani. Il muso è breve e leggermente affusolato, con bocca terminale, leggermente obliqua verso l’alto e munita di numerosi piccoli denti. Il corpo è ricoperto da scaglie ctenoidi tenacemente infisse nella pelle, la cui colorazione varia con le condizioni ambientali, ma generalmente con il dorso di colore verde-olivastro, segnato da 6-9 bande scurissime, che scendono verticalmente sui fianchi e il ventre chiaro. E’ presente una macchia nera sull’estremità posteriore della prima pinna dorsale, fornita di robusti raggi spinosi, mentre le pinne ventrali e quella anale sono di un caratteristico colore rosso-aranciato. Le branchie sono ricoperte da un opercolo che termina a punta e con una robusta spina. Il persico raggiunge la lunghezza massima di circa 50 cm e un peso di 3 Kg. Ecologia Vive nei laghi, nei fiumi a lento decorso e nelle raccolte d’acqua di una certa ampiezza, anche salmastre. Il pesce persico si adatta a vivere in ambienti molto diversi; predilige acque a corrente lenta, ben ossigenate e ricche di vegetazione, ma non troppo torbide visto che svolge un’attività prevalentemente diurna. Si trova con maggior frequenza in ambienti sassosi, sui fondali rocciosi o nelle “legnaie” dei laghi prealpini, ma nei fiumi popola anche i fondali sabbiosi, mostrandosi quindi specie adattabile. Ha una spiccata tendenza al gregarismo, soprattutto negli stadi giovanili, mentre i soggetti più anziani conducono esistenza solitaria. E’ una specie che compie anche lunghi spostamenti alla ricerca delle aree migliori per l’alimentazione e la riproduzione. Nelle nostre acque il persico si riproduce tra marzo e aprile. La maturità sessuale è raggiunta al secondo anno dai maschi, dalle femmine uno o due anni più tardi; in talune popolazioni, tuttavia, vi sono maschi che possono maturare già nel primo anno di vita. Le uova vengono deposte in acque poco profonde, sulla vegetazione, su radici e rami sommersi. Esse sono inconfondibili in quanto riunite a migliaia entro un nastro di materiale gelatinoso lungo anche più di un metro e largo parecchi centimetri, che aderisce alle piante acquatiche e ai rami sommersi. Al momento della deposizione, che ha luogo prevalentemente nelle ore notturne, ogni femmina è seguita da numerosi maschi disposti in una lunga fila. Ad una temperatura di circa sedici gradi, la schiusa avviene dopo 8-10 giorni; lunghi pochi millimetri, trasparenti e assai vivaci, i giovani si recano ripetutamente in superficie per assumere una piccola quantità d’aria con la quale riempire per la prima volta la vescica natatoria. Il persico è un carnivoro opportunista a largo spettro trofico, potendosi cibare di organismi del plancton, del benthos e di pesci, sebbene nei giovani la taglia delle prede è in genere limitata. L’attività predatoria è molto intensa nei mesi primaverili ed estivi e si riduce drasticamente a partire dall’autunno. In dipendenza della qualità e della quantità di cibo disponibile varia enormemente il tasso di crescita del pesce persico, che in situazioni alimentari sfavorevoli può portare a popolazioni contraddistinte da uno spiccato nanismo. Stato della specie nelle acque della provincia e attività di gestione Il pesce persico è una delle specie più diffuse e più rinomate della provincia. E’ presente in tutti i laghi e viene attivamente ricercato dai pescatori sportivi e professionali. Da sempre rappresenta un alimento tipico delle genti del lago ed un piatto prelibato di molte trattorie locali. Mentre nel Lario il pesce persico gode di buona salute, nel Ceresio e in alcuni laghi minori le sue popolazioni negli ultimi decenni si sono, per motivi diversi, significativamente ridotte. L’incremento di questa specie è un preciso obiettivo della Riserva di Pesca del Lago Segrino, che ogni anno effettua interventi di migliorante ambientale proprio allo scopo di favorire la riproduzione naturale del pesce persico. Utilizzando pratiche dei pescatori di professione, la Riserva di Pesca del Lago del Segrino costruisce ogni anno diverse decine di “legnaie”(ammassi di fascine di legna) e le posa sul fondo dei laghi. La pesca sportiva prova per questa specie un profondo interesse, a motivo del divertimento e del significato gastronomico associati a tale specie. Sui laghi una delle tecniche più in uso è quella della tirlindana, cioè della pesca a traina della barca. I pescatori di professione utilizzavano invece reti apposite che prendono il nome di “perseghere” e che vengono poste in zone litorali nei pressi della vegetazione acquatica.

Persico sole

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Il persico sole appartiene alla famiglia dei Centrarchidi, alla quale è ascritto anche il persico trota. Il genere Lepomis comprende 11 specie, di cui solo una è presente in Italia. La sua introduzione nel nostro paese risale alla fine del 1800, quando ha fatto la sua prima comparsa nel lago di Varano in Brianza. Il persico sole proviene dal versante atlantico dell’America Settentrionale, ma è oggi ampiamente diffuso in gran parte del territorio italiano. Caratteristiche morfologiche Il persico sole ha un corpo di forma ovale e molto appiattito in senso laterale. La colorazione è particolarmente appariscente, tutto il corpo è attraversato da macchie di colore turchese su un fondo dorato. Il ventre è sempre colorato di giallo-arancio, cosi come le pinne anali, ventrali e pettorali. Tale colorazione si accentua soprattutto nel periodo riproduttivo e nei maschi territoriali. In Italia il persico sole raggiunge lunghezze totali attorno ai 15-20 cm (Gandolfi et al., 1991), raramente arriva alle dimensioni massime di 22-25 cm, che raggiunge invece nel suo naturale areale di distribuzione. Le dimensioni variano in funzione delle disponibilità alimentari dell’ambiente. Ecologia Il persico sole è una specie molto adattabile, predilige acque basse e calme e si può trovare anche in acque salmastre. Vive in fiumi, laghi e stagni, preferendo acque calme e tranquille, a fondo sabbioso e ricche di vegetazione. E’ più facile rinvenirlo nelle aree spondali a bassa profondità, che abbandona per raggiungere profondità maggiori nei mesi invernali (Tortonese, 1975). Si riproduce nei mesi estivi, quando i maschi iniziano ad allestire i nidi in prossimità delle sponde, in acque calme, ricche di vegetazione, su substrati sabbiosi o ghiaiosi. Dopo vivaci riti nuziali, le femmine visitano i nidi e vi depongono le uova, sotto la stretta vigilanza dei “proprietari”, i quali devono prestare particolare attenzione all’incursione furtiva di maschi rivali, privi di un loro territorio. Oltre a custodire gelosamente le uova, per una decina di giorni, il maschio territoriale si impegna ad accudire anche i piccoli nati. Il persico sole ha una dieta molto varia, si nutre di invertebrati di fondo, di uova e talvolta di piccoli pesci. La componente ittica, contrariamente a quanto si credeva fino a poco tempo fa, in realtà è molto ristretta e studi più approfonditi sulla sua alimentazione sembrerebbero salvare questa specie dall’accusa di “devastatore dell’equilibrio biologico in molte popolazioni ittiche lacustri” che gli era stata rivolta al momento della sua comparsa nei nostri ambienti. Stato della specie nelle acque della provincia e attività di gestione Il persico sole è presente in tutte le acque lacustri e nei corsi d’acqua di pianura della nostra provincia. Non è soggetto ad alcuna tutela perché è una specie esotica e assai prolifica. E’ di scarso interesse per la pesca, forse per l’estrema facilità con cui abbocca e quindi per il poco divertimento che procura al pescatore in cerca di prede più combattive.

Black bass

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Sistematica Il genere Micropterus è presente in Italia con l’unica specie, M.salmoides. Originaria del Nord America Blackbass, ha fatto la sua comparsa in Europa nel 1883 e la sua presenza in Italia risale agli inizi del secolo scorso, quando è stata introdotta in due laghi della Brianza (Sommani, 1967). Attualmente popola laghi, stagni e fiumi di pianura in molte località del Nord e del Centro Italia (Tortonese, 1975). Caratteristiche morfologiche La forma massiccia della testa e soprattutto l’ampiezza della bocca larga spiegano bene la ragione per cui il persico trota è noto anche con il nome comune di boccalone. Il corpo è allungato e di colore grigio verdastro, mentre i fianchi sono più chiari, con riflessi argentei e con una fascia longitudinale scura, che talvolta perde continuità e si risolve in una fila di macchie irregolari, soprattutto negli individui più vecchi. Solitamente la specie raggiunge i 40 cm di lunghezza, più raramente i 60 cm, ma non vengono mai raggiunte lunghezze maggiori come succede di frequente nell’areale di distribuzione naturale della specie. Ecologia Il persico trota è una specie che risulta legata alle acque stagnanti o a lento decorso, a fondo molle e con abbondante vegetazione acquatica. Nei mesi invernali tende a portarsi in acque più profonde, mentre nella stagione primaverile e ancora di più in quella autunnale preferisce le aree litorali a bassa profondità, in particolare quelle ricche di canneto o di fitte ninfee. E’ in questo tipo di habitat che nei mesi tra aprile e luglio, il maschio allestisce il suo nido, scavato sul fondo, e invita dopo vivaci giochi nuziali la femmina a deporvi le uova, le quali saranno attentamente custodite, anche dopo un mese dalla loro schiusa, dal maschio stesso. Il persico trota è una specie gregaria, diversamente da altri predatori è solito vivere in gruppo, tranne nella tarda età quando i più vecchi, di dimensioni ragguardevoli, diventano solitari e prediligono acque a maggiore profondità. A partire da una taglia di 5 cm circa, la sua dieta diventa prevalentemente ittiofaga, ed è talvolta arricchita da rane a altri piccoli invertebrati che frequentano gli ambienti acquatici. Il boccalone pratica una caccia d’agguato, talvolta in gruppo, sorprendendo le sue prede nelle zone di rifugio ricche di vegetazione. Stato della specie nelle acque della provincia e attività di gestione Il persico trota, una volta abbondante in molti ambienti della nostra provincia, sembra attualmente attraversare un periodo di crisi. La specie è storicamente presente nei laghi di Montorfano, Alserio, Segrino, Pusiano, Piano e Ceresio. Nel corso di una recente ricerca sul popolamento ittico del lago di Pusiano è stato osservato un solo esemplare di persico trota su un totale di oltre 3000 pesci catturati e classificati. Nel lago di Como la specie è apparsa solo di recente e le catture sono del tutto occasionali. Attualmente la specie non è soggetta a ripopolamenti, ma tale pratica non è da escludersi in futuro, considerato che si tratta di un pesce di grande interesse per la pesca sportiva.

Pesce gatto

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Sistematica La famiglia degli Ictaluridi comprende sei generi e un elevato numero di specie. Il genere Ictalurus a cui appartengono due specie di “pesce gatto” presenti sul nostro territorio è di origine nord americana. In Italia i “pesci gatto” furono introdotti all’inizio del secolo scorso. Oggi il pesce gatto americano, I. melas, è ampiamente diffuso in Italia settentrionale e centrale. Caratteristiche morfologiche Si tratta di una specie dal corpo tozzo, appiattito lateralmente e piuttosto largo. Il muso è decisamente largo con un’ampia bocca munita di quattro paia di lunghi barbigli, alla cui estremità sono presenti terminazioni sensoriali gustative utili durante la ricerca del cibo nelle ore notturne. Le pinne pettorali e quella dorsale, relativamente piccola, presentano il primo raggio ben sviluppato e in grado di infliggere dolorose punture. Il corpo appare viscido per via dello strato di muco e per l’assenza di scaglie. La sua colorazione va dal nero al verde scuro sul dorso, mentre i fianchi e il ventre sono giallastri. Le pinne sono più chiare, di colore grigio, con il margine più scuro. La specie difficilmente nel nostro paese raggiunge dimensioni superiori ai 30 cm di lunghezza, mostrando un accresscimento decisamente inferiore a quello dei conspecifici americani, che possono essere lunghi fino ad oltre 50 cm. Ecologia Il pesce gatto vive prevalentemente in acque calde, stagnanti o a corso lento, con fondale fangoso e ricche di vegetazione. Possiede una resistenza elevatissima a situazioni di stress come carenza di ossigeno o siccità e riesce a sopravvivere per periodi relativamente lunghi nel fango. In età giovanile manifesta abitudini di vita gregaria, che abbandona per condurre vita solitaria con l’età adulta. Trascorre l’inverno in una sorta di letargia, sprofondandosi nel fango del fondale, mentre è molto attivo durante la stagione estiva, quando ha peraltro luogo la riproduzione. La stagione degli amori inizia in primavera ma si può prolungare fino all’estate. Le femmine allesticono il nido scavando buche sul fondale in prossimità di aree ben vegetate, qui vi depongono le uova che il maschio contribuisce a difendere e ossigenare con il ricambio d’acqua assicurato dal movimento delle pinne. Le uova si sviluppano nel giro di soli 5 giorni liberando sciami di avannotti dalla caratteristica forma a sfera cava, che vengono curati dai genitori fino a quando non raggiungono la lunghezza di 3 cm. Sempre in prossimità del fondo hanno luogo anche le attività legate all’alimentazione, durante le ore notturne infatti il pesce gatto perlustra il substrato, con l’ausilio dei lunghi barbigli, alla ricerca di invertebrati bentonici unitamente a materiale vegetale. La predazione di pesci e di loro uova rappresenta una componente importante per i pesci gatto italiani, a differenza di quanto succede in Nord America dove questa componente è di secondaria importanza. Stato della specie nelle acque della provincia e attività di gestione Nelle acque della provincia e de lLago del Segrino la sua presenza è piuttosto sporadica. E’ discretamente abbondante solo nel lago di Alserio e nel Lambro sublacuale, mentre rare segnalazioni giungono dal lago di Como e dal lago di Montorfano.

Scardola

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Sistematica Il genere Scardinius risulta affine ai generi Rutilus e Alburnus, con i quali in natura è in grado di ibridarsi. E’ampiamente diffuso in Asia e in Europa. In Italia è presente con la sola specie S. erythrophthalmus, indigena e ampiamente diffusa su tutto il territorio nazionale ad esclusione delle isole. Caratteristiche morfologiche La scardola ha un corpo poco slanciato, ovale, con tendenza a svilupparsi in altezza con l’aumentare della taglia. La testa è piuttosto piccola, la bocca è inclinata verso l’alto e la mascella inferiore è leggermente prominente. Tutto il corpo è rivestito da robuste scaglie cicloidi, inserite saldamente. La colorazione del corpo è bruno-verdastra su dorso e fianchi, mentre si schiarisce sul ventre. Nei giovani la pinna caudale è decisamente rossa e alla base presenta una macchia scura, che consente il riconoscimento della specie anche nei soggetti giovanissimi. La scardola è una specie di taglia media, che nella norma ha una lunghezza totale di 30-35 cm e un peso prossimo al chilo. Solo in casi eccezionali supera i 45 cm e il peso di 2 Kg. A parità di età i maschi sono di dimensioni minori rispetto alle femmine. Ecologia La scardola è una specie molto comune nelle acque a corso lento o stagnanti di pianura, con una spiccata preferenza per le aree litorali, ricche di vegetazione e a fondo fangoso, sebbene si spinga alla conquista anche delle acque pelagiche, quando la densità di popolazione si fa troppo elevata. E’ resistente agli sbalzi termici e alla carenza di ossigeno, divenendo spesso specie dominante della comunità ittica di laghi ad elevata trofia. Predilige gli ambienti lacustri ma nei corsi d’acqua si spinge talvolta fino alla zona dei ciprinidi reofili. La maturità sessuale è raggiunta intorno al secondo-terzo anno di vita. Da aprile a giugno vengono deposte sulla vegetazione acquatica circa 150.000 uova per chilo di femmina. I maschi sessualmente maturi presentano spesso piccoli tubercoli nuziali, diffusi principalmente sul capo, come accade per molte specie della famiglia dei Ciprinidi. Vive in branchi numerosissimi e la sua dieta è sostanzialmente onnivora. Ricerca il proprio cibo lungo la colonna d’acqua e in superficie, includendo sia materiale animale che vegetale. Alghe e frammenti di macrofite acquatiche caratterizzano soprattutto l’alimentazione estiva ed autunnale. I soggetti di dimensioni maggiori sono in grado di ingerire quantità significative di piccoli pesci e quelli che scelgono l’anomala collocazione pelagica possono diventare planctofagi. Stato della specie nelle acque della provincia e attività di gestione La scardola è tra le specie più diffuse nelle acque della provincia di Como. Popola tutti i bacini lacustri e sviluppa le popolazioni più fiorenti nei laghi poco profondi come il Lago del Segrino . Fino a pochi anni fa la scardola era la specie dominante in tutti in tutti i laghi minori della provincia, favorita anche dall’elevato di trofia che caratterizza quasi tutti questi bacini. Oggi, la comparsa e la diffusione di specie alloctone molto invasive ha in alcuni casi messo in difficoltà anche questa robustissima specie. Nel lago di Piano la scardola sta cedendo il passo al gardon , nel lago di Montorfano è stata seccamente sconfitta dall’abramide.

Tinca

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Sistematica Il genere Tinca comprende un’unica specie, ampiamente diffusa, con popolazioni indigene, in tutta l’Italia continentale, mentre è stata introdotta volontariamente in Sicilia e Sardegna. Caratteristiche morfologiche La specie ha una forma inconfondibile, con corpo allungato e massiccio, ricoperto da piccole squame e rivestito da uno spesso strato di muco che conferisce un aspetto viscido all’esemplare. La bocca è posta all’estremità del muso ed è caratterizzata da taglio obliquo, labbra spesse e un paio di corti barbigli. Le pinne sono caratteristicamente arrotondate e la dimensione di quelle pelviche è differente nei due sessi a partire dal secondo anno di vita: nei maschi raggiungono e coprono l’ano, nelle femmine sono più ridotte e visibilmente più corte. La colorazione è verde-bruna sul dorso, più chiara sui fianchi, gialla sul ventre, mentre le pinne sono scure. L’occhio è di colore rossiccio. Gli avannotti, come quelli della scardola, presentano una caratteristica macchia scura sul peduncolo caudale. La specie può raggiungere lunghezze massime di oltre 50 cm e pesi superiori ai 7 Kg. Ecologia La tinca vive generalmente in acque calme e ricche di vegetazione, condividendo spesso il proprio habitat con quello della carpa. Resiste agli sbalzi termici e sopporta anche bassi tenori di ossigeno. E’ presente sia nei laghi che nei fiumi a lento decorso, dove in entrambi i casi ricerca le aree litorali ben vegetate e a fondo melmoso. Trascorre le ore di luce nascosta tra la fitta vegetazione acquatica e palustre o infossata nel fondo melmoso, da dove esce solo al crepuscolo quando concentra le sue attività di alimentazione e riproduzione. La riproduzione ha luogo da maggio a luglio e avviene più volte da parte della stessa femmina. Durante la frega è facile osservare gruppi di maschi che corteggiano una sola femmina, abbracciandola in vere e proprie danze, durante le quali giocano un ruolo importante gli odori rilasciati da feromoni disciolti nel muco. Le uova vengono deposte sulle piante acquatiche e qui le giovani larve rimangono attaccate fino a completo riassorbimento del sacco vitellino, in attesa di attraversare una breve fase di vita nectonica per assumere poi le definitive abitudini bentoniche. Durante la bella stagione si ciba prevalentemente di piccoli molluschi, larve d’insetti e materiale di origine vegetale, mentre in inverno riduce drasticamente l’alimentazione entrando in una fase passiva. Stato della specie nelle acque della provincia e attività di gestione In provincia di Como la tinca è presente in tutti i laghi e nel fiume Lambro immissario. Negli ultimi anni è vistosamente aumentata anche la popolazione di tinca del lago di Como, grazie alla crescita di ampie praterie sommerse lungo la zona litorale. La specie è oggetto di ripopolamenti sporadici nel Lago del Segrino, dove si riproduce naturalmente senza troppi problemi, favorita dalla fitta vegetazione acquatica.

Triotto

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Sistematica Questo taxon è stato solo recentemente elevato a rango specifico, originariamente era classificato insieme a R. rubilio, la rovella, specie tipica delle regioni centro-meridionali. Studi comparativi di tipo genetico non hanno mostrato differenze sufficienti a considerare distinte le due specie, a ragione del fatto che la separazione è probabilmente molto recente (Manaresi, 1996). La specie è originaria delle regioni settentrionali, ma è stata introdotta in diversi corpi idrici del Centro e Sud Italia. Caratteristiche morfologiche Il triotto è una specie di taglia medio-piccola, dal corpo slanciato con testa piccola e bocca in posizione mediana. L’occhio è grande e di colore rosso (caratteristica che spiega bene il nome scientifico della specie). La livrea è grigia e si fa più scura sul dorso, mentre il ventre è bianco. Tutto il corpo è attraversato nel senso della lunghezza da una caratteristica banda scura. L’aspetto generale e la presenza di questa striscia scura ricorda quello del vairone, dal quale il triotto si distingue per la colorazione rossastra dell’occhio. La lunghezza massima dalla specie è di circa 20 cm e il peso è attorno ai 100 grammi. Ecologia Il triotto vive in acque calme e ricche di vegetazione acquatica. Colonizza stagni, canali e la zona litorale dei laghi e dei fiumi, condividendo spesso questo habitat con la scardola, la tinca, l’alborella e il carassio. Ha abitudini gregarie e vive in gruppi assai numerosi. La riproduzione, possibile a partire dal primo-terzo anno di vita, ha luogo tra maggio e giugno e la deposizione e la fecondazione delle uova avvengono a carico di piccoli gruppi formati da una sola femmina circondata da più maschi, che spesso presentano sulla cute minuti tubercoli nuziali. Le uova vengono liberate e abbandonate nelle aree con abbondante vegetazione acquatica. Si nutre sia di piccoli invertebrati sia di vegetali, manifestando una scarsa specializzazione alimentare. Stato della specie nelle acque della provincia e attività di gestione Il triotto è presente nel Lario, nel lago di Alserio e nel lago del Segrino. La specie è fortemente minacciata dalla comparsa del gardon, con cui è in grado di ibridarsi. Negli ambienti in cui sono presenti entrambe le specie (vedi il primo bacino del lago di Como) risulta spesso difficile classificare con certezza i molti esemplari che presentano caratteristiche morfologiche intermedie.

Luccio

Luccio

Sistematica Esox lucius è l’unica specie presente in Italia delle cinque che compongono il genere. Il suo areale originario è controverso. Si tratta di una specie autoctona per il distretto padano-veneto, mentre la sua presenza in quello tosco-laziale è da ritenersi dovuta all’intervento umano. Caratteristiche morfologiche L’aspetto generale del luccio è inconfondibile. Il corpo è molto allungato, cilindrico, idrodinamico e la testa appiattita termina con la caratteristica bocca “a becco d’anatra”. La bocca è ampia e dotata di centinaia di denti acuminati lievemente inclinati all’indietro, tali da assicurare una ferrea presa. Le pinna dorsale, piuttosto grande, è in posizione molto arretrata ed in linea con quella della pinna anale. Tutto il corpo è rivestito da piccole e sottili scaglie cicloidi. La livrea del dorso è verde scura, i fianchi sono più chiari e presentano una marmoreggiatura verde scura su un fondo giallastro, mentre il ventre è bianco. La variabilità nella colorazione si spiega in funzione del diverso ambiente e in generale consente di mimetizzarsi nella vegetazione o sul fondo. Il luccio è tra le specie d’acqua dolce di maggiori dimensioni, i maschi a parità di età raggiungono dimensioni inferiori a quelle delle femmine, che possono arrivare a misurare fino a 125 cm di lunghezza e 20 Kg di peso. Ecologia Questa specie si trova in acque calme e limpide, dove il profilo della costa meno ripido consente un rigoglioso sviluppo della vegetazione acquatica e palustre. Predilige acque planiziali ferme o a lento decorso di fiumi grandi e piccoli e di stagni e laghi. Il suo habitat naturale prevede fondali sabbiosi o fangosi e necessariamente ricchi di vegetazione. La stagione riproduttiva ha luogo tra febbraio e aprile, ma è precedutaa partire dal mese di dicembre da un’intensa ricerca dei siti idonei alla frega. Le aree riproduttive sono quelle litorali nei laghi e le zone laterali nei corsi d’acqua. La deposizione avviene in zone ben vegetate e le uova adesive aderiscono alla foglie delle piante acquatiche, dove rimmarrano attaccate anche le larve fino al riassorbimento del sacco vitellino. La specie, di indole solitaria, trascorre gran parte del tempo nascosta tra la fitta vegetazione acquatica, dove pratica un’efficace caccia d’agguato. Il luccio, spesso erroneamente considerato “devastatore degli ambienti acquatici”, ha una dieta esclusivamente ittiofaga. Solo nei primissimi stadi di vita si nutre di zooplancton e piccoli invertebrati, ma già a lunghezze di 4-5 cm mostra la sua capacità predatoria. Stato della specie nelle acque della provincia e attività di gestione Il luccio è presente in tutte le acque lacustri della nostra provincia nonchè nel Lambro prelacuale. Nel lago di Como e nel Ceresio la popolazione di lucci è sensibilmente aumentata negli ultimi anni. La causa va ricercata nella sviluppo delle piante acquatiche sommerse in ampie aree del litorale, fenomeno a sua volta correlato con l’aumento della trasparenza delle acque. Il luccio, oltre ad essere una specie di grande interesse per la pesca sportiva, è una specie di notevole rilevanza faunistica e la sua tutela viene perseguita anche attraverso periodici ripopolamenti, effettuati con esemplari di poche settimane di vita.

Cavadano

 

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Sistematica Il genere Leuciscus nel nostro paese è rappresentato da due specie: il cavedano (L. cephalus) e il vairone (L. souffia). Alcuni Autori discutono l’esistenza peraltro del cavedano etrusco o dell’Ombrone (L. lucumonis), endemismo del Centro Italia, e del sampierolo (L. lapacinus) presente esclusivamente nel Lago di Santa Croce (BL). Caratteristiche morfologiche Il cavedano ha un corpo slanciato e fusiforme, ricoperto da grosse squame di color argento e con il margine posteriore scuro. La testa è conica e robusta e porta in posizione apicale una bocca larga, rivolta leggermente verso l’alto, con labbra bianche e spesse. La livrea è piuttosto variabile da una località all’altra in rapporto alla natura del substrato, alla limpidezza dell’acqua e all’esposizione alla luce. La colorazione del dorso è di solito grigio-bruna, i fianchi sono argentei, talvolta con riflessi dorati ed il ventre bianco. Le pinne sono grigie e contornate nella parte posteriore da una striscia più scura, soprattutto quella caudale, spiccatamente bilobata. Il cavedano può toccare la lunghezza massima di 60 cm con un peso superiore ai 3 Kg. Le taglie massime sono di solito raggiunte esclusivamente da individui cresciuti in ambienti lacustri. Ecologia Il cavedano si rinviene lungo le rive di diversi ambienti e si adatta perfino a colonizzare i litorali profondamente modificati dall’uomo. E’ tra i pesci d’acqua dolce più diffusi sul territorio nazionale. Essendo un abile nuotatore predilige i tratti intermedi dei corsi d’acqua, con acque limpide e a fondo ghiaioso, ma la sua estrema adattabilità gli consente di colonizzare habitat diversissimi, talvolta anche compromessi dal punto di vista qualitativo. E’ diffuso nei grandi laghi prealpini, dove è facilmente osservabile in prossimità delle rive sempre in piccoli gruppi, soprattutto nella stagione estiva. Gli individui più vecchi hanno abitudini più solitarie e si distribuiscono su tutta la colonna d’acqua. Il cavedano si riproduce tra maggio e giugno, talvolta fino a luglio nelle acque più fredde. E’ in questa fase dell’anno che i maschi e le femmine assumono un certo dimorfismo, i maschi si ricoprono infatti di grossi tubercoli nuziali sul capo e sul corpo. Le femmine adulte (a partire dai 2-4 anni) depongono le loro uova nelle ore notturne sulle rive a fondo ghiaioso e in acque basse, inseguite ciascuna da gruppi di più maschi. E’ un opportunista alimentare, con una dieta comprendente organismi animali acquatici e terrestri e materiale di origine vegetale. Il suo successo è legato proprio alla sua mancata specializzazione in campo alimentare, che gli permette di consumare tutto ciò che risulta disponibile al momento nel suo ambiente, non disdegnando neppure piccoli pesci. Stato della specie nelle acque della provincia e attività di gestione Il cavedano è presente nel Lario, nel Ceresio, nel lago di Pusiano, nel lago del Segrino e nel Lambro sublacuale. Durante il periodo riproduttivo risale il tratto terminale dei principali affluenti alla ricerca di fondali adatti alla deposizione delle uova. Nel Lario e nel Ceresio il cavedano, pur essendo ancora abbondantemente diffuso, non è più abbondante come una volta. Per questo motivo è stata recentemente innalzata la misura minima di cattura di questa specie ed è stato introdotto un periodo di divieto di pesca, in coincidenza con la deposizione delle uova.

Carpa

 

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Sistematica Il genere Cyprinus comprende la sola specie C. carpio. La carpa è indigena in parte dell’Europa orientale e nell’Asia, ma essendo allevata da secoli, si è diffusa e acclimatata nelle aree temperate di tutti i continenti, tanto da essere attualmente uno dei pesci d’acqua dolce maggiormente diffusi. Caratteristiche morfologiche La carpa è un pesce dal corpo piuttosto tozzo, molto sviluppato in altezza, soprattutto nei soggetti provenienti da allevamento. La testa e la caratteristica bocca a soffietto risultano piuttosto piccole rispetto alle dimensioni del corpo. Il corpo è rivestito da robuste squame circolari, che possono mancare in alcuni esemplari della cosiddetta varietà “cuoio”, o essere presenti solo in piccoli gruppi nel fenotipo “a specchi”. La colorazione è bruno verdastra sui fianchi mentre giallognola o addirittura bianca sul ventre. Le pinne sono bruno-grigiastre e talvolta presentano sfumature rossastre. Il dimorfismo sessuale è presente soltanto nella stagione degli amori, quando sul capo e sulle pinne pettorali dei maschi compaiono caratteristici tubercoli nuziali. Normalmente la specie è lunga 40-50 cm ma eccezionalmente può raggiungere anche i 130 cm con un peso di 30 Kg (Muus e Dahlstrom, 1967). Solitamente le femmine sono di taglia superiore ai maschi. Ecologia La carpa predilige le acque stagnanti, calde e profonde, con fondali fangosi e ricchi di vegetazione. Si trova pertanto nel tratto inferiore dei fiumi, nei laghi, negli stagni e talvolta anche nelle risaie, essendo in grado di sopportare basse concentrazioni di ossigeno. Solitamente le popolazioni tendono ad essere localizzate e soprattutto nella fase giovanile gli individui preferiscono la vita di gruppo. La specie è assai longeva e può raggiungere anche i 30 anni di età. Si è visto che le femmine raggiungono età più avanzate rispetto ai maschi, tanto che alcuni Autori ipotizzano fenomeni di inversione sessuale, che porterebbero alla comparsa di organi sessuali femminili nei maschi di una certa età e che potrebbero spiegare il rapporto sessi sbilanciato a favore delle femmine nei soggetti più anziani. In realtà non esistono conferme precise di questo fenomeno (Gandolfi et al., 1991). Tra il secondo e il quarto anno di età la carpa è in grado di riprodursi e nei mesi tardo primaverili le femmine molto feconde depongono migliaia di uova (100.000-200.000 uova per Kg di peso corporeo) nei pressi delle rive su tappeti di vegetazione sommersa. E’ sul fondo che ricerca attivamente, aiutata dai quattro barbigli che sporgono dalla bocca, i piccoli invertebrati di cui si nutre, integrandoli spesso con frammenti di piante acquatiche e detriti vegetali. Stato della specie nelle acque della provincia e attività di gestione La carpa, introdotta nel nostro paese dagli antichi romani, si è naturalizzata nelle acque di tutto il territorio nazionale ed è entrata a far parte a tutti gli effetti dell’ittiofauna italiana. E’ presente in tutti i laghi della nostra provincia e nel Lambro sublacuale. Le sue popolazioni sono incrementate da saltuarie attività di ripopolamento volte alla conservazione di una specie particolarmente apprezzata dai pescatori . Negli ultimi anni si è infatti molto diffusa la pratica del carp-fishing, tecnica che si concentra sulla cattura di grossi esemplari, che nella maggior parte dei casi vengono fotografati come trofei ed immediatamente rilasciati. Al lago del Segrino ci sono molte postazioni di carp-fishing e le catture sono notevoli come si può ampiamente vedere nell'e-book presente nelle galleries.

Anguilla

panguilla

La famiglia degli Anguillidi comprende un unico genere, Anguilla, al quale sono ascritte 16 specie, di cui solo Anguilla anguilla è europea. Caratteristiche morfologiche Gli adulti hanno un corpo molto allungato e serpentiforme, a sezione più o meno circolare; le pinne ventrali sono assenti mentre la caudale, dorsale e anale sono unite insieme. Il corpo è rivestito da piccole scaglie, che risultano poco visibili perché nascoste da uno spesso strato di muco. Queste caratteristiche corrispondono a quelle acquisite dalla anguilla dopo la fase di vita larvale marina (“leptocefalo”), durante la quale il pesce ha la caratteristica forma a foglia di salice. Lo stadio successivo (“cieca”) presenta un corpo ancora trasparente ma l’aspetto è simile a quello della giovane anguilla (“ragano”) e dell’adulto, eccetto per le dimensioni. Il ventre ha una colorazione gialla (fase trofica), che si modifica in argentea al momento della fase riproduttiva quando gli esemplari si stanno dirigendo al mare. Le femmine possono raggiungere una lunghezza di circa 1 m e un peso di 2 Kg, i maschi sono più piccoli, lunghi al massimo 50 cm con un peso di 200 g. Ecologia L’anguilla dimostra ampia adattabilità a diverse condizioni ecologiche, trascorre gran parte della sua vita in acque salmastre o dolci, riproducendosi in mare. E’ un pesce di fondo che preferisce i substrati fangosi dove si infossa nei periodi freddi, si adatta anche a fondali duri purchè ci sia disponibilità di rifugi. Tollera abbastanza bene carenze di ossigeno ed è in grado di vivere per brevi periodi fuori dall’acqua, in ambienti sufficientemente umidi, respirando attraverso la pelle. Il suo ciclo biologico è stato capito solo nel secolo scorso quando è stata identificata l’area riproduttiva della specie, in prossimità del Mar dei Sargassi, e si sono avanzate delle ipotesi in merito ai meccanismi che sembrano guidare le anguille verso i siti riproduttivi (il loro orientamento sembrerebbe guidato dall’olfatto e dalla sensibilità di questi pesci nei confronti dei campi magnetici) (Branover et al., 1971). Gli adulti muoiono dopo la riproduzione e le larve compiono un viaggio di 6000 Km per raggiungere i laghi e fiumi dell’Europa e del Nord Africa. L’attività alimentare si concentra nelle ore notturne, i giovani prediligono piccoli invertebrati di fondo, mentre gli adulti di dimensioni maggiori hanno una dieta prevalentemente ittiofaga. Stato della specie nelle acque della provincia e attività di gestione L’anguilla popola il Lago di Como, tutti i laghi minori, è diffusa nel fiume Lambro emissario, nel canale del Mera e nel fiume Adda. La sua presenza nella nostra provincia dipende dai ripopolamenti, effettuati a cadenza annuale, svolti per assicurare la conservazione della specie in un’area storicamente colonizzata e che altrimenti risulterebbe difficilmente raggiungibile per via naturale. L’anguilla è un pesce che viene pescato di notte, quando esce dai rifugi per le attività di caccia. Le catture con le reti sono piuttosto occasionali.

Alborella

 

palborella

Il genere Alburnus comprende poche specie, ampiamente diffuse in tutta Europa. La sottospecie A. alburnus alborella è indigena ed ampiamente distribuita in Italia settentrionale. Caratteristiche morfologiche L’alborella ha un corpo slanciato, snello, con un profilo dorsale quasi rettilineo. La testa è piccola e la bocca, rivolta verso l’alto, ha la mascella prominente. L’apice della bocca è alla stessa altezza del punto centrale dell’occhio, caratteristica questa che permette di distinguerla dall’alborella meridionale (Alburnus albidus). La colorazione è tipicamente pelagica, grigio-argentea con sfumature azzurre e iridescenti sui fianchi. Le pinne sono grigio-bianche e la caudale è forcuta e con lobi appuntiti. La specie raggiunge una lunghezza massima di circa 16 cm (Tortonese, 1970), una taglia modesta che può variare in funzione della disponibilità alimentare dell’ambiente. Ecologia Mostra una discreta adattabilità, ma ama i grandi corsi d’acqua con corrente moderata e i laghi prealpini. Maschi e femmine raggiungono entrambi la maturità sessuale intorno al secondo anni di vita e la stagione degli amori si concentra nei mesi tardo primaverili-estivi, quando a più riprese le femmine depongono alcune migliaia di uova lungo le rive, su susbstrati ghiaiosi e in acque poco profonde. E’ una specie fortemente gregaria e nei grandi laghi può formare enormi gruppi, che nuotano in prossimità della superficie, alla ricerca dello zooplancton. Stato della specie nelle acque della provincia e attività di gestione L’alborella sta attraversando un periodo di forte crisi in tutto il suo areale di distribuzione, per cause che non sono ancora chiare. In laghi come il Ceresio, il Montorfano e il Pusiano, un tempo riccamente popolati,, l’alborella è apparentemente scomparsa, nel lago del Segrino la pesca dell'alborella è vietata, mentre nel lago di Como, a seguito degli interventi adottati dalla Provincia negli ultimi anni, la specie mostra incoraggianti segnali di ripresa. (Negri, 1995; Negri, 1995; GRAIA srl, 2000; Calderoni, 1997; Calderoni e Polli, 2000). Il prelievo di alborelle è stato fortemente contingentato sin dal 1997, con gravi ripercussioni sia sulla pesca professionale, sia sulla pesca sportiva. In aggiunta alle limitazioni del prelievo, la Provincia allestisce ogni anno, a primavera, numerosi letti di frega artificiali, riversando nelle zone litorali del Lario grandi quantitativi di ghiaia pulita, molto apprezzati dalle alborelle per la deposizione delle uova.

GAMBERO D'ACQUA DOLCE

 

Una interessante indagine sulla distribuzione del gambero d’acqua dolce (Austropotamobius pallipes italicus) in provincia di Como e stata fatta nel 2002 a cura del dott. Carlo Romanò e Claudia Riva. Complessivamente sono stati censiti 105 corsi d’acqua e 6 laghi, per un totale di 134 stazioni di campionamento. La maggior parte dei censimenti sono stati effettuati con il metodo dell’osservazione diretta nelle ore notturne. Nei corpi idrici di maggiori dimensioni la presenza del gambero è stata rilevata anche con l’impiego di apposite nasse. La presenza di Austropotamobius pallipes italicus è stata rilevata in 29 corsi d’acqua ed in 2 laghi (lago del Segrino e lago di Piano). In allegato la relazione../userfiles/files/GAMBERO.PDF

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